
L’umidità nelle murature rappresenta uno dei fenomeni più complessi e spesso fraintesi dell’edilizia civile. Non si tratta di una semplice presenza d’acqua nei materiali, ma dell’interazione tra processi fisici, chimici e meccanici che influenzano il comportamento delle strutture nel tempo. Comprendere in modo rigoroso le diverse forme di umidità – residuale, meteorica, da condensazione, controterra e di risalita capillare – è fondamentale per progettare interventi realmente risolutivi.
Umidità residuale nei nuovi edifici
Ogni edificio di nuova costruzione contiene una quantità significativa di acqua introdotta durante le fasi di realizzazione. Calcestruzzi, malte, massetti, intonaci e rasature richiedono grandi volumi d’acqua per l’impasto e la maturazione. Questa umidità, definita “residuale”, non evapora in poche settimane ma può necessitare da uno a tre anni per raggiungere un equilibrio igrometrico stabile.
Durante questo periodo i valori di coibentazione termica risultano inferiori rispetto a quelli calcolati a progetto, poiché l’acqua contenuta nei pori dei materiali aumenta la conducibilità termica. Un materiale saturo può perdere anche oltre il 50% delle proprie prestazioni isolanti. Inoltre, se l’edificio viene abitato precocemente, l’apporto di vapore prodotto dalle attività quotidiane può portare l’umidità relativa interna oltre il 65–70%, favorendo fenomeni di condensazione superficiale e proliferazione microbica.
La maturazione può essere accelerata mediante deumidificatori ambientali, mantenendo chiusi gli ambienti per evitare il trattamento dell’aria esterna, e favorendo la movimentazione lenta dell’aria per migliorare lo scambio superficiale. È importante comprendere che in questa fase non si è in presenza di un difetto costruttivo, ma di un normale processo fisico di essiccazione.
Umidità meteorica: pioggia e vento
L’umidità meteorica assume caratteristiche critiche quando la pioggia è accompagnata da vento. L’acqua battente esercita una pressione sulle superfici verticali che può forzare la penetrazione nei microfessurazioni dell’intonaco e nelle cavillature del supporto murario. Diversamente da un semplice acquazzone verticale, l’azione combinata vento-acqua aumenta la pressione relativa sulla facciata e permette infiltrazioni profonde.
Una volta penetrata, l’acqua può saturare gran parte della muratura, generando tempi di asciugatura estremamente lunghi, anche dell’ordine di mesi. Durante questo periodo si verifica una significativa riduzione delle prestazioni termiche, con perdite che possono superare il 70% rispetto alla condizione asciutta. L’umidità trattenuta favorisce inoltre la formazione di muffe interne e la migrazione di sali verso le superfici.
Il problema non riguarda soltanto la quantità di pioggia, ma la pressione differenziale generata dal vento, che trasforma un evento meteorico ordinario in un fenomeno di penetrazione profonda.
Umidità relativa interna e fenomeni condensativi
All’interno degli ambienti abitati si produce quotidianamente una quantità significativa di vapore acqueo. Una famiglia di quattro persone può generare fino a 10 litri di acqua al giorno sotto forma di vapore attraverso attività come cucinare, lavare, asciugare il bucato o semplicemente respirare.
L’aria può contenere una certa quantità di vapore prima di raggiungere la saturazione. Quando l’umidità relativa supera il 65–70%, aumentano sensibilmente i rischi di condensazione superficiale, in particolare in corrispondenza dei ponti termici. Solo una minima percentuale del vapore viene smaltita per diffusione attraverso le murature; la quasi totalità deve essere evacuata tramite ventilazione naturale o meccanica.
Il concetto di “respirazione dei muri” è spesso frainteso. La muratura non rappresenta il principale sistema di smaltimento dell’umidità ambientale. Piuttosto, finiture interne con basso coefficiente di resistenza alla diffusione (µ) possono funzionare come regolatori temporanei, assorbendo e rilasciando vapore in modo controllato.
Murature controterra e ruolo della pressione
Nel caso delle murature interrate, il fenomeno è governato dalla pressione esercitata dal terreno e dall’acqua in esso contenuta. A differenza della risalita capillare, qui interviene la pressione assoluta del terreno che spinge l’acqua contro la parete. L’utilizzo diretto di intonaci macroporosi altamente permeabili su tali superfici può risultare controproducente.
È tecnicamente corretto prevedere uno strato impermeabilizzante continuo come sottofondo, capace di contrastare la pressione idrostatica, sul quale applicare successivamente sistemi traspiranti per migliorare il comfort interno.
Umidità ascendente nelle murature fuori terra
Il fenomeno della risalita capillare è regolato dall’equilibrio tra forze di adesione e coesione. Quando la forza di adesione tra liquido e parete solida prevale sulla coesione tra molecole del liquido, si verifica la risalita lungo i capillari. L’altezza teorica raggiungibile può essere espressa dalla Legge di Jurin:
h = 2γ cosα / (r ρ g)
dove γ rappresenta la tensione superficiale del liquido, α l’angolo di contatto, r il raggio del capillare, ρ la densità del liquido e g l’accelerazione di gravità.
Nei materiali porosi da costruzione, i capillari hanno dimensioni microscopiche e irregolari. Ciò consente all’acqua di risalire anche oltre un metro di altezza, a seconda delle condizioni ambientali e della capacità di evaporazione superficiale.
Danni provocati dalla risalita capillare
La risalita capillare non comporta soltanto la presenza di acqua, ma il trasporto di sali solubili. Cloruri, solfati, nitrati e nitriti migrano verso la superficie insieme all’acqua e cristallizzano quando quest’ultima evapora. I sali sono fortemente igroscopici e reagiscono alle variazioni di umidità ambientale aumentando e diminuendo di volume. Questa espansione ciclica genera pressioni interne che, nel tempo, provocano sgretolamento di intonaci, distacchi, polverizzazione e degrado anche di materiali molto compatti.
Il danno è sia estetico sia strutturale. L’umidità persistente incrementa la dispersione termica, aumenta l’umidità relativa interna e compromette le condizioni igienico-ambientali.
Gestione dei sali e sistemi fisici antisale
Bloccare la risalita non è sufficiente se non si affronta correttamente il problema dei sali. I sistemi chimici di neutralizzazione richiedono l’identificazione precisa del tipo di sale presente. I sistemi fisici, come l’applicazione di boiacche antisaline prima del nuovo intonaco, offrono maggiore affidabilità indipendentemente dalla natura del sale.
L’obiettivo tecnico non è “eliminare” i sali – operazione spesso impossibile – ma impedirne la migrazione verso la superficie e isolarli dall’interazione con l’aria.
Conclusione tecnica
L’umidità nelle murature non è un fenomeno unico ma un insieme di processi differenti che richiedono diagnosi specifica e soluzioni coerenti. Ogni tipologia – residuale, meteorica, da condensazione, controterra o di risalita capillare – è governata da meccanismi fisici distinti e necessita di tecnologie adeguate.
Un intervento efficace non può prescindere da un’analisi scientifica delle cause, dalla comprensione delle pressioni e delle forze in gioco, e da una corretta gestione dei sali. Solo un approccio tecnico integrato consente di garantire durabilità, comfort abitativo e conservazione del patrimonio edilizio nel lungo periodo.

